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Ring – Raster

Moltissimi, piccolissimi

Dossier del laboratorio PDF

Il paesaggio di quest’opera è costruito a partire da una figura: una scacchiera fine. Si ripete tutt’intorno, senza cuciture.

Anello: fine, 480 aste tutt’intorno. Oggetti: fino a 96 piccoli cubi massicci. Gesti: costante, leggero ondeggiare. Camera: cadenza rapida.

L’opera fa parte della serie Minimal Ring, la quarta dopo Minimal Quaderspuren, Minimal Sphere e Raw Cube: una città di aste su un anello a sezione rettangolare, una griglia senza cuciture sul mantello esterno, sui lati e sul mantello interno, e sopra cubi fatti di cubi che rotolano all’infinito tutt’intorno, all’esterno e all’interno. La struttura è descritta in “Ring – Spalten”, la forma base della serie.

Collocazione nel modello postdigitale della posizione

Movimento solo di cella in cella, nella griglia più fine della serie: l’ordine del campo vale anche per ciò che vi si muove sopra.

La serie lavora con griglia, ritmo e ripetizione. Lo scarto nasce dall’altezza a cui ogni asta sta nel fondo e dalla sequenza: cubi che rotolano uno dietro l’altro si trovano in fasi diverse della loro rotazione. Sull’anello ogni pista ritorna su se stessa, all’esterno come all’interno; ogni opera ha inoltre la propria forma d’anello, la propria griglia e il proprio ritmo.

Quadrato e rettangolo sono forme concrete, nel fondo come nei corpi che vi stanno sopra – persino la sezione dell’anello è un rettangolo. Solo dove il movimento incontra il fondo riceve un impulso informale, fin sui dischi laterali, su cui corre un’onda quando in alto passa un cubo. Due strutture concrete la cui interazione ha una conseguenza informale – qui si ritrova il campo di tensione tra concreto e informale. Tra i due poli si possono seguire dei gradi: la griglia fissa, il cubo che rotola spigolo dopo spigolo, il fondo che si scansa e torna indietro elastico, i gradini irrequieti dei lati, la traccia che trattiene il suo colore solo per un po’.

Tra non figurativo e figurativo vale: già la veduta spaziale rappresenta le forme concrete in modo figurativo, come corpi nello spazio – qui come un anello attraverso cui la camera vola, così che si guarda dall’interno verso l’esterno. Così la serie è in realtà una scultura virtuale in movimento – un’animazione digitale scultorea.

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