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Sphere – Raster

Salto di cella in cella

Dossier del laboratorio PDF

Il paesaggio di quest’opera è costruito a partire da una figura: pochi muri molto lunghi e alti con varchi, e in mezzo un fondo quasi piano. Ognuno dei sei campi della sfera ne mostra una porzione diversa.

L’opera fa parte della serie Minimal Sphere, la serie sorella di Minimal Quaderspuren: la stessa città di parallelepipedi, ora su una sfera chiusa tutt’intorno, e sopra cubi fatti di cubi che vi rotolano intorno all’infinito. La sfera scatta in posizione a quarti di giro e oscilla elasticamente, il fondo si scansa al passaggio dei cubi e ne conserva per un po’ il colore. La struttura è descritta in “Sphere – Spalten”, la forma base della serie.

Collocazione nel modello postdigitale della posizione

Movimento solo di cella in cella: l’ordine del campo vale anche per ciò che vi si muove sopra.

La serie lavora con griglia, ritmo e ripetizione. Lo scarto nasce dall’altezza a cui ogni parallelepipedo sta nel fondo e dalla sequenza: cubi che rotolano uno dietro l’altro si trovano in fasi diverse della loro rotazione. Sulla sfera ogni pista ritorna su se stessa; la ripetizione non ha più fine e vive soltanto di questa varianza.

Quadrato e rettangolo sono forme concrete, nel fondo come nei corpi che vi stanno sopra – persino la sfera è costruita a partire da un cubo. Solo dove il movimento incontra il fondo riceve un impulso informale, e la sfera ne aggiunge uno proprio quando oscilla e i parallelepipedi molleggiano con lei. Due strutture concrete la cui interazione ha una conseguenza informale – qui si ritrova il campo di tensione tra concreto e informale. Tra i due poli si possono seguire dei gradi: la griglia fissa, il cubo che rotola spigolo dopo spigolo, il fondo che si scansa e torna indietro elastico, la traccia che trattiene il suo colore solo per un po’.

Tra non figurativo e figurativo vale: già la veduta spaziale rappresenta le forme concrete in modo figurativo, come corpi nello spazio – qui come un unico corpo intorno a cui gira la camera. Così la serie è in realtà una scultura virtuale in movimento – un’animazione digitale scultorea.

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