Raw Cube – Puls
Pochi giganti che respirano
Il paesaggio di quest’opera è costruito a partire da una figura: un pozzo in cui le aste scendono a gradoni. Si trova esattamente al centro di ciascuna delle sei facce.
Griglia: grossolana, 18 aste per spigolo del cubo. Oggetti: da uno a tre cubi molto grandi di quattro per quattro per quattro per faccia. Gesti: pulsazione regolare, come appeso a un elastico. Camera: cadenza tranquilla.
L’opera fa parte della serie Raw Cube, la terza dopo Minimal Quaderspuren e Minimal Sphere: un grande cubo di sei facce piatte, ciascuna una griglia di aste scure, disegnate soltanto dai loro spigoli. Colorati sono solo i cubi fatti di cubi, che su ogni faccia descrivono i loro cerchi, e la loro traccia. La struttura è descritta in “Raw Cube – Spalten”, la forma base della serie.
Collocazione nel modello postdigitale della posizione
Un tempo comune per i corpi e per il cubo che li porta. Qui a essere ordinato è il decorso, non il posto.
La serie lavora con griglia, ritmo e ripetizione. Lo scarto nasce dall’altezza a cui ogni asta sta nel fondo e dalla sequenza: cubi che girano uno dietro l’altro si trovano in fasi diverse della loro rotazione. A differenza delle due serie sorelle, qui ogni opera ha la propria griglia, i propri oggetti e la propria cadenza – la varianza sta anche tra un’opera e l’altra.
Quadrato e asta sono forme concrete, e il grande cubo è la più concreta di tutte. Il fondo è ridotto all’estremo: scuro, disegnato soltanto dai suoi spigoli; il colore lo portano solo gli oggetti e la loro traccia. Solo dove il movimento traccia un solco tra le aste riceve un impulso informale, e il cubo ne aggiunge uno proprio quando oscilla e le aste molleggiano con lui. Due strutture concrete la cui interazione ha una conseguenza informale – qui si ritrova il campo di tensione tra concreto e informale. Tra i due poli si possono seguire dei gradi: la griglia fissa, l’oggetto che descrive i suoi cerchi, il solco che si richiude in fretta, il colore che vi resta per un po’.
Tra non figurativo e figurativo vale: già la veduta spaziale rappresenta le forme concrete in modo figurativo, come corpi nello spazio – qui come un cubo così grande da uscire spesso dall’immagine. Così la serie è in realtà una scultura virtuale in movimento – un’animazione digitale scultorea.
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